Da consumatori a brand ambassador

Sono diventata da qualche mese brand ambassador di un importante evento che si svolgerà a Milano a ottobre 2018.
Recentemente ho letto la notizia di un’app che fornisce alle persone “comuni” la possibilità di diventare ambasciatori dei loro marchi preferiti, attraverso foto da loro scattate.
Poche settimane fa, invece, Gucci ha invece dichiarato che, nella boutique di New York, i clienti saranno accolti da un gruppo di ambasciatori del marchio, che non provengono necessariamente dal mondo delle vendite, ma che sono appassionati del brand e in grado di trasmettere al meglio le storie, la filosofia e i valori dell’azienda.
Esempi che ci fanno riflettere su una nuova tipologia di promozione, che coinvolge da vicino anche il mondo degli eventi.

Quella del brand ambassador è una figura che è emersa negli ultimi anni e che si avvale degli strumenti di comunicazione d’impresa per accrescere la notorietà di marca e per creare un’identità di brand più chiara e positiva nella mente del consumatore.


Fino a qualche tempo fa, il termine era associato a figure professionali, influencer e persone famose, pagate per svolgere questa attività.
Ora si estende anche a persone comuni, non retribuite, appassionate del marchio che fanno ufficialmente pubblicità al brand e si fanno portatrici dei valori del brand stesso, attraverso l’uso degli strumenti digitali (soprattutto dei social media) e del passaparola: insomma, un consumatore così soddisfatto di un prodotto o di un servizio che autonomamente ne diventa promotore.
Con l’avvento del mondo digitale, dove l’accesso a internet e ai social network è diventato estremamente semplice e veloce, ogni persona ha la possibilità di leggere, commentare, informarsi, intervenire in blog e forum. Le interazioni sono quindi aumentate enormemente.
Di conseguenza, la comunicazione è cambiata: non abbiamo più a che fare con una comunicazione unidirezionale (azienda verso cliente), ma di una comunicazione bidirezionale, dove il cliente diventa portavoce di un brand, amplifica il messaggio del marchio e contribuisce alla reputazione di un’azienda.
I consumatori si fidano degli altri consumatori: questi ultimi dimostrano in prima persona la validità di un prodotto o di un servizio perché lo hanno realmente provato e sono in grado di influenzare le opinioni e l’acquisto di altre persone.

Soffermandoci sul mondo degli eventi, le persone che hanno apprezzato un particolare evento in una precedente edizione o che ne condividono i valori, possono diventare sostenitori dell’evento stesso, impegnandosi a diffondere contenuti ai giusti canali e convincendo altre persone a parteciparvi.

Poiché i brand ambassador, nell’accezione generale, non sono retribuiti, è importante dare loro un riconoscimento e farli sentire importanti: fornire uno sconto per la partecipazione all’evento, mostrare anticipazioni sul servizio, dare una percentuale di commissione per coloro che si iscrivono attraverso l’impegno del brand ambassador.
Per far sì che questa tipologia di pubblicità gratuita funzioni, l’ente organizzatore deve favorire l’azione social dei brand ambassador mettendo loro a disposizione spunti di conversazione, pubblicando nei propri spazi ufficiali non solo materiale di comunicazione istituzionale, come post pubblicitari, ma anche contenuti aggiuntivi: approfondimenti, video dei backstage, anteprime, contributi culturali e formativi correlati.

In questo modo si favorirà la creazione di una community, un team di social ambassador capaci di stimolare il dialogo e diffondere contenuti che possono determinare la decisione di acquisto di altre persone interessate all’evento.
Per un ente, lavorare con i brand ambassador è un modo efficace per raggiungere nuovi segmenti di pubblico e vendere più biglietti, contribuendo così al successo dell’evento.

Un marchio, che si tratti di un prodotto o di un servizio, non è più ciò che dice di essere, ma ciò che i suoi consumatori dicono di lui.

L’articolo è stato pubblicato nel numero di maggio-giugno 2018 della rivista Meeting & Congressi

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